19 settembre 2018

Poesia e scienza, un connubio possibile: la sfida di Maria Borio

“Poesia e scienza condividono molte cose, a partire dalla capacità di penetrare la realtà, di raccontare il mondo nelle sue diverse sfaccettature e, con un approccio e un metodo diverso, ma pur sempre creativo, sono entrambe anticipatrici del futuro”. Queste le parole usate da Maria Borio, classe 1985, dinanzi ai microfoni dell’Ansa, che l’ha intervistata in occasione del festival “Cabudanne de sos poetas”, il cosiddetto Settembre dei poeti. Borio, originaria di Perugia e di professione poetessa e ricercatrice, è stata tra gli ospiti del festival di Seneghe, conclusosi con successo.

L’iniziativa “Cabudanne de sos poetas” ha permesso di dar vita a quattro giorni tutti incentrati sulla poesia. Poesia, declinata in quelle che sono le sue molteplici forme e della quale hanno reso degna testimonianza nomi come Donatella Bisutti, Franc Ducros e Marcu Biancarelli. E poi c’è stato il teatro, per il quale non sono venute a mancare le rappresentazioni di Serge Pey, Chiara Mulas e Antonella Puddu.

Tra scultura, poesia, musica e scienza di Jago, è stato impossibile distrarsi anche solo per un attimo. Per non parlare poi del live della cantante lusitana Lula Pena, che ha riscosso un clamoroso successo. E poi ancora mostre, laboratori e incontri face to face con i produttori locali. Il tutto, pur nella sua varietà, ha seguito un solo filo conduttore: il dialogo storico e affascinante tra musica e poesia.

Maria Borio, già vincitrice del premio Maconi sezioni giovani, ha fatto notare una contraddizione in essere di cui spesso tendiamo a non tener conto: “La naturale accettazione della complessità del linguaggio scientifico a cui si riconosce il diritto di essere piuttosto difficile alla maggior parte delle persone, a fronte della reazione che si ha dinanzi alla ricchezza e alla densità della parola poetica, quasi intimorisce”.

Avviata da Gianmario Villalta, Borio ha presentato “Poetiche e individui”, un corposo quanto interessante volume interamente concentrato sulla poesia italiana, ed in particolar modo sugli ultimi venticinque anni del ‘900, quindi più o meno dal ’70 al 2000. Il libro, che si propone a tutti gli effetti come un testo di ricerca, affronta tematiche di diverso tipo, guardando con particolare interesse alla ricchezza del linguaggio. Da qui, l’invito della poetessa affinché istituzioni, politica, scuola e università, stampa e mondo dell’editoria, comincino a collaborare sul serio affinché si riesca a restituire all’arte e alla poesia il valore che meritano e, soprattutto, la fruibilità che è ancora oggi negata.

Ma chi è esattamente questa giovane poetessa? Maria Borio, classe 1985, si è laureata in Lettere ed è dottore di ricerca in Letteratura italiana. Ha studiato e scritto su alcuni grandi della letteratura, da Eugenio Montale a Vittorio Sereni, passando per tutta una serie di poeti “minori” contemporanei. Da diversi anni scrive poesie, alcune delle quali sono rinvenibili nel “XII Quaderno di poesia italiana contemporanea”. Portano le sue firme anche una raccolta inserita nella collana “Lyra giovani” di Franco Buffoni e la plaquette “L’altro limite”.

in foto Maria Borio, ph Dino Ignani