21 luglio 2018

Le poesie prendono il posto dei cellulari: al ristorante lo smartphone è bandito

Oggi giorno siamo tutti così concentrati sui cellulari che non abbiamo neanche più tempo, né occasione e tanto meno voglia di stare a guardare chi ci sta attorno, di relazionarcisi un po’. Siamo così oberati dalla tecnologia che pian piano, nella popolazione occidentale, sta crescendo sempre più il desiderio di fare qualche passo indietro, di provare a riscoprire i tempi che furono silenziando, anche se solo per qualche minuto, quei benedetti telefoni da cui non sappiamo più svincolarci. Nasce in quest’ottica l’iniziativa presa dal ristorante Casa Coppelle di Roma, dove si può cenare in compagnia di poesie anziché con la luce dello smartphone puntata contro; è un posto, questo, dove nel corso della cena i versetti prendono il posto dei suoni delle notifiche.

Ma come funziona la cosa? Lo scambio avviene molto semplicemente su un vassoio di argento, opportunamente servito da un cameriere. Quindi dal momento in cui ci si siede al tavolo si è tenuti a consegnare il proprio smartphone e a ricevere uno dei volumi disponibili à la carte. Rachelle Guenot, art director di Casa Coppelle, è molto soddisfatta di aver creato questa iniziativa con il marito Omar: “Osservare le coppie a tavola che neppure si parlano mi dà una grande tristezza. Mi chiedo perché vadano fuori a cena se poi non dialogano. Quando ho letto un articolo che proponeva di bandire i telefonini a teatro, ho detto al mio amico ed esperto di comunicazione Emilio: dobbiamo fare qualcosa anche noi”.

Rachelle ha introdotto questa iniziativa un passo alla volta, per evitare di apparire “invadenti”. In un primo momento, dunque, l’iniziativa valeva soltanto il martedì. Dopo di che il calendario si è allargato sempre più, per cui si è mantenuto il martedì come giorno prediletto della poesia, ma di fatto i libri, a chi lo desidera, vengono dati con grande gioia anche negli altri giorni della settimana. “Ormai alcune sere ritiro anche venti cellulari ed è una grande gioia per gli occhi. Si sente di più l’atmosfera che cercavamo quattro anni fa, quando incaricammo l’architetto francese Jacques Garcia di ristrutturare il locale nel tentativo di dar vita ad un luogo intimo, ricco di quadri e con una biblioteca vera”.

Fra le poesie più gettonate dalla clientela ci sono quelle di Pablo Neruda, seguito a ruota da Eugenio Montale, Alda Merini, Charles Baudelaire, Emily Dickinson e Rabindranath Tagore. Immancabile, soprattutto tra i clienti inglesi, è poi William Shakespeare.

Questo romano, tuttavia, non è l’unico caso di locale che mette al bando i telefonini. A Udine, per esempio, già nel 2012 iniziarono ad affiorare alcuni locali aderenti allo slogan “liberi di parlare, liberi dal cellulare”. Il manifesto, ispirato a StopPhubbing, è sempre lo stesso: “Prova a immaginare un futuro in cui le coppie siedono in silenzio e la relazione è basata solo ed esclusivamente sull’aggiornamento del proprio status”. Insomma, la tecnologia piace e ci è estremamente utile, ma è anche vero che quando comincia ad esser troppa rischia di catturarci sensazioni, sguardi, emozioni, odori e più in generale attimi di vita che potrebbero non tornare più.