28 Dicembre 2018

Poesia del passato vs poesia moderna: spunti di riflessione

Parlare di poesia ai tempi odierni sembra un po’ anacronistico. In effetti, osservandola con una prospettiva più semantica, aveva i suoi perché e il suo grande impatto nel passato. Nel nuovo millennio viene anche poco considerata come metà ambita da chi possiede capacità e ispirazione letteraria.

Dal punto di vista prettamente economico, molti poeti moderni fanno grande fatica a ricavare denaro con la pubblicazione delle proprie opere. Una carriera nel mondo della poesia? Altamente improbabile. Molti autori preferiscono pubblicare opere poetiche del passato, mentre chi si dedica alla poesia lo fa come passatempo piuttosto che come lavoro a tempo pieno. Morale della favola: di poeti famosi alla stregua di quelli del cinquecento o del rinascimento neanche l’ombra. Per non parlare delle antologie poetiche, poco presenti nel panorama editoriale odierno, a meno che non si tratti di ristampe di opere classiche.

La disamina fatta in precedenza non preclude la strada a chi vorrebbe dedicarsi alla poesia nei tempi moderni, nonostante non sia più popolare come in passato. Per quale motivo? Gli interessi delle persone sono cambiati oppure è la poesia stessa che ha subito della mutazioni? In poche parole, com’è cambiata la poesia rispetto ad uno o più secoli fa?

Nel leggere le poesie del passato, la differenza che salta subito all’occhio è la forma. Sono spesso schematizzate in rima, ed ognuna richiama la riga precedente o addirittura due o più righe. I poeti utilizzavano strumenti come il pentametro giambico per dare ancora più ritmo. In un certo senso, la poesia classica è come una canzone parlante. La poesia moderna invece no.

Nella poesia classica, l’enfasi si basa molto di più sulle emozioni, sui sentimenti e sui messaggi che il poeta desidera vivere ed esprimere. Molti poeti cercavano di dare un’aura ossessionante e di utilizzare un linguaggio formale, magari con l’utilizzo di tecniche come l’allitterazione (ossia ripetere più volte la stessa lettera iniziale). Anche seguendo le regole, il poeta classico utilizzava la costrizione a proprio vantaggio rendendo la poesia un’opera d’arte.

Nelle opere più recenti o attuali, capita sovente di trovarsi di fronte ad un poema con rime semplici, lettere maiuscole e persino punteggiatura. Il linguaggio stesso è spesso semplice e chiaro, ed anche se piacevole alla lettura, non colpisce al cuore. Manca profondità d’animo, le interruzioni sono a volte casuali e la semplicità con cui vengono esposti concetti ed emozioni impedisce alla bellezza, al dolore o alle emozioni che si vorrebbero raccontare di mostrarsi.

Altra differenza è la propensione della poesia moderna verso la semplificazione della formulazione. La letteratura dovrebbe essere manifesto dell’espansione del vocabolario, ma i tempi moderni non concedono spazio ad articolazioni linguistiche complesse. E’ come se gli autori avessero perso la loro missione, ossia quella di ampliare concetti e vocaboli a favore dei lettori. La scarsa alfabetizzazione è un problema molto presente nella società odierna, certamente non per colpa della poesia. E’ una questione culturale, deviata ormai verso una strada povera di concetti e contenuti, in cui la tecnologia funge spesso da precettore di siffatte incapacità linguistiche. In poche parole, le nuove generazioni leggono poco e imparano dai social media ad esprimersi in modo approssimativo e sintetico.

Forse è anche per questo motivo che la poesia moderna non ha quella bellezza oggettiva del passato: sarebbero davvero pochi colori che ascolterebbero e capirebbero. Ciò non vuol dire che i poeti del nuovo millennio sono incapaci, anzi: alcuni di loro in realtà sono piuttosto bravi. Ma, una volta rifiutata la forma originaria, limitandosi solo a determinati argomenti e omettendo parole profonde e meravigliose, cosa resterà di loro?