22 agosto 2018

Storia di Alexis, poeta di strada che ha conquistato New York

New York è senza ombra di dubbio una delle zone più belle e affascinanti del mondo, e lo è ancor di più dal momento in cui alla 5th Avenue, dove c’è l’ormai nota concentrazione di botique d’alta moda, ha trovato spazio un personaggio davvero fuori dal comune. Passeggiando in direzione Met/Guggenheim non solo si ha la certezza di rimanere estasiati dal fascino della via, ma si può anche fare la conoscenza di una figura alquanto singolare, che sembra quasi stonare rispetto al contesto di alta classe che questa zona della città si è voluta dare.

Si tratta di un ragazzo, che non avrà neppure raggiunto la trentina, che armato di tavolo e ombrellino, se ne sta seduto davanti ad una vecchia macchina da scrivere. E cosa ci stia a fare lo si capisce senza troppe difficoltà dal cartello “Free Poetry” che appare in bella vista sul ripiano. Alexis Manzano, questo il suo nome, è un ragazzo che ha imparato ad apprezzare le piccole cose, e a riproporle agli altri quasi come fossero gemme preziose. Perché in un mondo che guarda agli eccessi e che “non si basta più”, riportare l’attenzione sulle piccole cose significa costruirsi una via di fuga dalla frenesia e dalla superficialità dei giorni nostri.

Nato e cresciuto ad Harlem in condizioni sicuramente non facili, Alexis ad un certo punto della sua vita ha deciso che avrebbe voluto circondarsi di bellezza, ma soprattutto di leggerezza. Per questo ha messo su questa sua postazione nel centro di New York, nella parte più in, e lo ha fatto senza alcun imbarazzo pur essendo consapevole del fatto che tutto ciò che lo circonda è enormemente diverso da lui (il quartiere è molto ricco, e lui molto povero).

Ma esattamente cosa fa Alexis seduto dietro un tavolino nel bel mezzo di New York? Molto semplicemente, Alexis è un appassionato di letteratura che legge e scrive poesie senza alcuna difficoltà, per cui la sua sfida, se così la vogliamo chiamare, è proprio leggere e scrivere poesie sulla base della parola che gli viene detta da chi decide di avvicinarlo.

In pratica ci si presenta da lui con un argomento, ci si accomoda nella seduta e si aspetta che Alexis scaldi un po’ il motore della sua creatività. Dopo un po’ (che può stare a significare anche venti minuti), il ragazzo inizia a recitare versi sottovoce e a ragionare tra sé e sé, alla ricerca della rima perfetta. Così mette in moto la sua macchina da scrivere, naturalmente ricavata da un mercatino delle pulci, e butta giù qualcosa. Al termine dei lavori rifinisce il foglietto di carta smussandone gli angoli e lo dà al suo “committente”, al quale avrà confezionato una poesia su misura.

In questo modo Alexis ricava qualche dollaro che gli è utile per tirare avanti, e quando a Manhattan di inverno fa un freddo inimmaginabile, si sposta nella stazione metro più vicino, dove rimane a piedi nudi anche per dare l’idea che lui non ha nulla a che vedere con lo sfarzo e con gli eccessi del centro di New York. Alexis è un ragazzo di strada, che di polvere ne ha vista tanta e che vuole che la polvere continui a rimanere sotto i suoi piedi, quasi per rimarcare la propria identità, il proprio modo d’essere.

Fonte: Cultora.it