27 giugno 2018

Come scrivere una poesia impeccabile (e diventare bravi poeti)

Molte persone ambiscono a diventare buoni poeti, anche perché si sa che la poesia è una delle forme d’arte che più permettono di esprimere se stessi, il proprio io, le proprie paure, le proprie ambizioni e, più in generale, le proprie sensazioni. La poesia è una valvola di sfogo perfetta, ed ha il grande pregio di riuscire ad esser tale pur non perdendo quel tatto, quella delicatezza e quella vena di sentimentalismo che rende il tutto ancora più piacevole. Ebbene, vediamo alcuni consigli pratici da seguire per iniziare a scrivere poesie ad effetto!

Guardarsi attorno

Come prima cosa, un buon poeta, prima di diventare tale, deve per forza di cose aver letto parecchie poesie. Uno degli equivoci più grandi sta proprio nel credere che chiunque possa scrivere poesie senza averne mai letta una: sarebbe come dire che un pittore riesce a diventare tale pur non essendo mai andato ad una galleria d’arte, ad un museo o quanto meno ad una mostra; o sarebbe come parlare di registi che non vanno al cinema e di musicisti che non hanno mai ascoltato un cd in vita loro. Ha forse senso? Per lo stesso principio, chi scrive poesie deve necessariamente averne masticate diverse: più se ne leggono e più si subiscono influenze, e più si subiscono influenze più sarà originale la poesia che verrà fuori!

Rileggi la tua poesia a voce alta

Il suono e il ritmo sono due veri e propri pilastri per una qualsiasi poesia. Per questo motivo è importante che una volta scritta, la poesia venga riletta a voce alta, con le cadute di tono giuste e con il ritmo adeguato. Esercitarsi nella riproduzione vocale della poesia significa avere più chance di trovare imperfezioni e cadute di tono, che fino a prova contraria potrebbero in qualche modo rovinare l’equilibrio della poesia. Dopotutto tieni conto di una considerazione, e cioè che soltanto affinando il tuo orecchio alla poesia riuscirai a dare il meglio di te anche nella scrittura!

Mastica e assapora la tua poesia

Al contrario di quel che accade in altre forme artistiche, nel caso della poesia è importante non solo ciò che si scrive, ma ciò che si prova, ciò che si pensa. Le emozioni che arrivano. In buona sostanza, per poter dire di aver finito una poesia devi averla riletta più e più volte, o meglio, devi esserci entrato in sintonia. Perché sì, un’opera poetica va assaporata fino a fondo. Ha quasi bisogno di sedimentarsi, se vogliamo.

Questo step spesso non ha bisogno di essere approfondito più di tanto, specie se la poesia esce di getto. Ma dal momento in cui “non è tutto così scontato”, il consiglio è di rileggere sempre e comunque ciò che hai scritto, anche se sei sicuro che non ha bisogno di ritocchi. Perché se è vero che l’impeto in poesia è tutto, è anche vero che bisogna pensare che quanto scritto arrivi anche al lettore: ecco perché una rilettura approfondita, e ripetuta per più e più volte, è fondamentale.

Non sii testardo

In riferimento al punto sopra, sorge quasi spontanea un’altra riflessione che vi è in qualche modo collegata. Perché abbiamo detto che la poesia va masticata e assaporata fino al punto tale di sentirla quasi suonare. Tutto giusto, ma occhio a far sì che a furia di rileggere il testo tu non finisca preda della testardaggine. Perché pur non volendolo, spesso si finisce col non volersi separare da una frase o da una parola che sembravano quasi irrinunciabili, ma che nel contesto della poesia magari non ci stanno granché bene. Ecco, un buon poeta non deve fossilizzarsi su una parola o su una frase, perché a quel termine in particolare deve prediligere il contenuto e la testualità nel suo complesso.

Solitari sì, ma eremiti anche no!

L’ultimo spassionato consiglio riguarda la condivisione. Premessa: è assolutamente vero che la poesia, quella vera, quella che nasce dal profondo del proprio cuore, è tanto più bella quanto più la si partorisce autonomamente; in fondo la creazione poetica, piaccia o non piaccia, nasce e si sviluppa come un atto fondamentalmente solitario. Questo però non deve diventare un limite, in quanto condividere e confrontarsi con altre persone, che possono essere autori ma anche lettori, è vitale non solo per chiunque di noi, ma è tanto più importante per i poeti che vogliono sviluppare sempre di più la loro vena artistica.

Confrontarsi significa infatti ricevere dei feedback sul proprio lavoro, ma anche carpire dettagli e spunti di riflessione che magari non si erano valutati prima. Ecco allora che ritagliarsi spazi di solitudine va bene, ma avere un occhio di riguardo anche verso un lato di sé se vogliamo più “social” è altrettanto consigliato.